Apple: la storia

 

Vengono esplorati nuovi canali commerciali ma le cose non migliorano più di tanto. Ross Perot, elemento chiave negli investimenti, lascia la compagnia. La dirigenza cerca di convincere Jobs ad abbandonare la divisione hardware dell’azienda e di licenziare il software ad altri produttori. Sebbene rifiutò l’idea di abbandonare la divisione hardware acconsentì per quanto riguarda il software. Nel Gennaio del 1992 Jobs annuncia in occasione del NeXTWORLD Expo a San Francisco, lo sviluppo di una versione del sistema operativo per l’architettura intel 486. Seguono ulteriori defezioni, tra cui Mike Slade e il co-fondatore Bud Tribble e Susan Barnes. Da lì a poco anche Todd Rulon-Miller, vice presidente settore vendite, lascia la compagnia e in ultimo l’altro co-fondatore Rich Page. Un tentativo di tradimento da parte di un alto dirigente nei confronti di Jobs induce quest’ultimo allo sconforto che lo porta nel 1993 ad ufficializzare la chiusura della divisione hardware. NeXT si trasforma in NeXT Software e oltre 300 dei 530 impiegati perdono il posto di lavoro.

E alla Apple ?

In concomitanza delle dimissioni di Jobs il prodotto Macintosh decolla grazie anche ad un accessorio, la stampante laser, su cui Steve aveva riposto fiducia. E’ proprio grazie a questa raffinata stampante che le potenzialità della rivoluzionaria GUI vengono valorizzate. Infatti, attraverso i software conformi allo standard WYSIWYG (What You See Is What You Get )– Ciò che vedi (a video)è ciò che otterrai (in stampa), è possibile ottenere sulla carta una rappresentazione pressocchè perfetta di quello che si vede nel monitor. Si noti che anche la stampante laser, come del resto il mouse, la GUI, l’interfaccia ethernet e la programmazione orientata agli oggetti, sia frutto di menti brillanti e fantasiose dello Xerox PARC. Questo connubbio GUI-stampante laser, apre le porte ad un nuovo settore per Apple, il desktop publishing, e grazie alla tecnologia WYSIWYG supportata per diversi anni solo dal Macintosh, Apple conquista un segmento di professionisti e di addetti al mondo dell’editoria e della grafica, diventando così uno standard. Gli anni che seguono la partenza di Steve sono quindi anni gloriosi. Viene però commesso un errore di valutazione del mercato emergente, vale a dire che non viene tenuto conto del nemico di sempre: Bill Gates e la Microsoft.

Introduzione


La società della mela mordicchiata viene costituita il 1° Aprile 1976 a Cupertino da tre persone, ebbene sì, avete letto bene, perchè erano proprio tre i soci fondatori e non due come abitualmente riportato: Steve Jobs (attuale CEO), Steve Wozniak e Ron Wayne. Quest’ultimo ignorato e/o dimenticato forse anche a causa della sua breve presenza nella neonata società. La storia della Apple è affascinante grazie anche alla particolarità delle persone che negli anni ne hanno fatto parte. Dalla genialità dei co-fondatori, alla fantasia e all’estro di tutti gli ingegneri e designer che negli anni si sono succeduti, dall’antagonismo creato tra i diversi reparti al clima di estrema segretezza che vi regna tuttora, ne scaturisce un ambiente ideale per la realizzazione di prodotti fortemente innovativi. I maghi dell’hardware e del software unitamente ai fantasisti del design e dell’ergonomia, danno vita a vere e proprie creazioni che non si limitano a soddisfare i bisogni tecnologici del cliente nel migliore dei modi possibile, ma ne estendono il valore grazie ad un’originalità d’uso ed un’eleganza estetica difficilmente riscontrabili nella concorrenza. Molti di questi prodotti diventano veri e propri cult, dando vita a generazioni di appassionati e fenomeni di fanatismo senza pari. Il ‘movimento’ Apple è magistralmente guidato da Steve Jobs che grazie al suo carisma e ai suoi keynotes ha saputo alimentare negli anni questa fede, contraccambiandola con prodotti hardware e software estremamente originali.

Le origini


Steve Jobs nasce il 24 Febbraio 1955 a San Francisco. La madre lo affida a Paul e Clara Jobs che lo chiamano Steve Paul Jobs. Nel 1967 la famiglia si sposta a Los Altos, che assieme a Cupertino e Sunnyvale, offre terreno fertile per ingegneri ed appassionati di elettronica (sono moltissimi i garage che si trasformano in veri e propri laboratori).

L’elettronica è la prima passione di Steve e frequentando il primo anno di scuola superiore conosce Bill Fernandez, un patito come lui di elettronica. A sua volta, Bill Fernandez frequenta un altro appassionato di elettronica, un tale Steve Wozniak, di cinque anni più vecchio. Entrambi condividono l’interesse per la realizzazione di un computer ‘fatto in casa’ con componenti recuperati qua e là. Steve manifesta un certo interesse al progetto a tal punto che Bill lo presenta a Woz. La loro amicizia si consoliderà due anni più tardi. Nel frattempo Woz passa alla storia come hacker delle linee telefoniche AT&T, scoprendo il modo per effettuare telefonate internazionali gratis. Perfino John Draper  (il primo preaking di cui si abbia notizia e conosciuto come ‘Capitano Crunch’) riconoscerà in Wozniak un talento dotato di rara genialità: “quando vidi la versione di Wozniak, rimasi colpito. Il suo modello era davvero eccezionale. La sua Blue

John Draper - alias ‘Capitano Crunch’

Box non aveva bisogno di essere sintonizzata al contrario di tutte quelle che avevo costruito io.” La Blue Box conquista immediatamente l’interesse del giovane Jobs che propone a Woz di venderlo ad un prezzo compreso tra i 150 e 300 dollari. A Wozniak la parte commerciale non interessava affatto, ma fu presto convinto dall’amico dotato di una forte personalità. Finite le superiori Steve Jobs si iscrive all’università ‘Reed College’ in Oregon. Il profitto è piuttosto basso e lui stesso non sa cosa fare del suo futuro. A causa della Blue Box, il ‘Capitano Crunch’ finisce in prigione.

La ‘Blue box’

Steve Wozniak ‘in azione’

Jobs e Wozniak, spaventati per l’accaduto, decidono di abbandonare il business. Poco dopo abbandonano l’università e cercano occupazione a Silicon Valley. Jobs ottiene un posto di lavoro presso una giovane compagnia di videogiochi, l’Atari, che lo assume nonostante il suo aspetto trasandato. Wozniak viene assunto alla Hewlett-Packard. Jobs è incaricato di progettare un videogioco, Breakout, nel minor tempo possibile (4 giorni) e con un numero di chip inferiore a cento. Si rivolge all’amico Wozniak, il quale accetta la sfida. Lavorando notte e giorno senza sosta, i due ragazzi tirarono fuori, nei tempi pattuiti, il gioco con ‘soli’ 45 chip. Steve Jobs ottiene una gratifica per l’eccellente lavoro svolto, e solamente una piccola parte ne dà all’ingenuo amico Wozniak. Jobs ottiene il permesso e i soldi per poter fare un viaggio ‘spirituale’ in India e nell’esteta del 1974 parte in compagnia del suo compagno di università Daniel Kottke. Ritornato a casa prosegue a lavorare per l’Atari e riaccende i suoi interessi per l’elettronica. In quel tempo Wozniak conquista fama e rispetto da parte di un gruppo di appassionati di computer  appartenenti al Movimento Libero Universitario. Il gruppo, noto come Homebrew Computer Club, s’incontra due volte la settimana all’auditorium dello SLAC (Stanford Linear Accelerator Center) e vi partecipano studenti in ingegneria desiderosi di condividere scoperte e consigli nell’arte dell’elettronica e dei linguaggi di programmazione. Nel 1974 un membro del club lancia sul mercato l’Altair 8800, il primo computer calingo della storia, caratterizzato da numerosi interruttori e da una bassa eficienza. Occorreva montare assieme molti componenti seguendo le istruzioni saldandovi i chip. Wozniak realizza che i suoi progetti sono assai più efficienti di quelli degli altri partecipanti. Dopo aver superato problema del numero di chip, si concentra sull’immissione e sulla visualizzazione dei dati introducendo una tastiera e collegando il computer ad una televisione. Sviluppa il linguaggio di programmazione Basic per la sua macchina.     Jobs intuisce che il progetto hardware dell’amico Wozniak è un miracolo di ingegneria. Capisce che ci sono centinaia di appassionati di software interessati alla programmazione della macchina piuttosto che alla sua realizzazione fisica, così convince Wozniak a trovare una compagnia per vendere la sua macchina agli appassionati.

L’attività dei due ragazzi, ha così inizio nella camera da letto di Jobs a 11161 Crist Drive in Los Altos. Da li a poco si spostano nel garage per ovvi motivi di spazio. Il capitale iniziale è basato sulla vendita del pullmino Volkswagen di Jobs per 500$ e della calcolatrice HP di Wozniak per altrettanti dollari. La presentazione del prototipo, chimato Apple I, all’Homebrew Computer Club non da i risultati sperati, ne vendono un centinaio.

La cameretta ‘laboratorio’

Jobs e Woz nella cameretta

Apple Computer Inc.


Il 1° Aprile del 1976 viene fondata la ‘Apple Computer’, il cui nome deriva dal frutto preferito da Jobs. I soci fondatori sono tre: Jobs, Wozniak e Ron Wayne. Jobs che lavora all’Atari come freelance conosce Ron Wayne, uno degli  ingegneri responsabili del settore video giochi, e nonostante la differenza di età (20 più vecchio) instaura un’amicizia condividendo diverse idee su come fare soldi. Jobs gli offre l’opportunità di unirsi alla neo compagnia al 10% (lui e Wozniak al 45%). Wayne non abbandona il suo lavoro all’Atari, in quanto lo considera l’unica certezza e dedica la notte alla stesura dei manuali del primo prodotto della neonata compagnia, l’Apple I. Nello stesso periodo si dedica anche alla creazione del primo logo della società.  I primi esemplari di Apple I consistono esclusivamente della scheda madre e non è proprio ciò che desidera Terrel. Ma dal quartier generale di Apple, il famoso garage di Jobs, ecco arrivare i nuovi modelli dotati di involucro di legno.

Il garage ‘laboratorio’

Jobs e Wozniak col prototipo dell’Apple I

Il successo arriva qualche settimana dopo quando Paul Terrel, il proprietario di una nuova catena di computer, la Byte Shop, intende acquistare 50 esemplari dell’Apple I al prezzo di 500$ ognuno. Un altro problema deriva dal fatto che Jobs è ancora un dipendente dell’HP e come tale deve offrire la propria invenzione alla società per cui lavora. Fortunatamente, HP non è interessata alla creazione di Wozniak,

Il primo logo

L’Apple I - Lo chassy in legno

L’Apple I - La motherboard

Woz, Jobs e Kottke all’HCC

Lo stesso anno, Woz inizia a lavorare ad un ambizioso progetto: l’Apple II, che segnerà un punto di svolta nella storia del personal computer. Niente ventole di raffreddamento grazie ad una

rivoluzionaria alimentazione, caricamento automatico del sistema operativo e maggiori possibilità di calcolo con un impiego ridotto di componenti rispetto alla concorrenza. Per la prima volta un computer esce dalla scatola già montato e dotato di un linguaggio di programmazione. Apple e l’Apple II fanno il loro esordio al Personal Computer Festival di San Francisco nell’estate del 1976 riscuotendo ampi consensi di critica e di pubblico. Sul finire del 1976 Jobs decide che Apple avrebbe dovuto avere un ufficio per la gestione delle pubbliche relazioni e della pubblicità. Si rivolge ad un’agenzia gestita da Regis McKenna che in prima istanza rifiuta la proposta ma che successivamente accetta di lavorare per Apple.Una delle prime strategie prevede la pubblicità del marchio all’interno della rivista Playboy, operazione questa che necessita di parecchi fondi, ovviamente non disponibili. Regis McKenna

Regis McKenna e Steve Jobs

suggerisce alcuni possibili investitori e dopo qualche ‘no’, un certo mike Markkula, un ex dirigente Intel con a disposizione parecchio capitale e affascinato dall’emergente mondo dei personal computer, decide di investire in Apple. Il sodalizio avviene in casa di Markkula il 3 Gennaio 1977. Markkula diventa direttore generale e designa come presidente per la compagnia, Mike Scott, un ex dirigente di National Semiconductor.

Jobs e Markkula

Uno dei primi obiettivi è quello di fare un figurone alla West Coast Computer Faire in Aprile e così avviene. Mentre Wozniak resta in disparte, Jobs domina la scena. Apple è la principale attrazione della mostra. L’Apple II è il computer esattamente come lo desidera la gente. Alla fiera, lo stand Apple è impraticabile dall’affollamento che lo sovrasta. Markkula impegna ben 5000 dollari nell’aspetto estetico della compagnia, logo compreso, Jobs acquista il suo primo abito (elegante) e Apple riceve ben 300 ordini per l’Apple II ed è solo l’inizio. A Gennaio del 1978, Apple viene valutata in 3 milioni di dollari e il consiglio di amministrazione esteso ad Arthur Rock, Don Valentine, e la Venrock. Nei primi mesi del 1978 viene reso disponibile il drive floppy per l’Apple II consentendo ai programmatori di scrivere codice molto più comodamente e di trasportarlo da una macchina all’altra: il numero di programmi disponibili cresce velocemente. L’Apple II diventa la punta di diamante nel mondo dei personal computer.

Jobs e Wozniak alla WCCF

Il nuovo logo (disegnato da Rob Janov)

L’Apple II (con doppio floppy)

Le vendite dell’Apple II segnano numeri da record: 2500 unità nel 1977, 8000 nel 1978, e ben 35.000 nell’anno successivo! Uno dei fattori chiave del successo di Apple II fu la possibilità di insegnare il linguaggio BASIC nelle scuole, ma quello che forse più di tutti permise di schiacciare la concorrenza fu la disponibilità del foglio di calcolo VisiCalc, il primo spreadsheet della storia. Apple è regina del mondo dei personal computer fino al 1981, data in cui IBM entra in questo mercato. All’età di 24 anni Steve Jobs è un milionario. Mentre Jobs diventa un nome nel mondo dell’imprenditoria, Wozniak diviene una leggenda nel mondo dell’informatica, ciò che fà non è solo geniale ma anche pazzesco. Forti delle vendite dell’Apple II, i due ragazzi sono pronti a quotare in borsa la società. All’atto della divisione delle azioni, apparentemente avvenuta equamente tra Jobs, Markkula e Wozniak, quest’ultimo, preoccupato per i dipendenti in quanto convinto che anche loro ne dovessero possedere una quota, inventa un piano di incentivazione consentendo ai dipendenti di acquistarne una quantità presa dal suo ingente capitale fino ad un massimo di 3000$. La prima offerta pubblica per la Apple avviene nel dicembre del 1980 ed è la più alta nella storia di Wall Street. Improvvisamente Steve Wozniak si ritrova con un capitale di 50 milioni di dollari.

Il Lisa


Nel 1979, Jobs decide di avviare un progetto tutto suo, e non frutto del talento di Wozniak. Il progetto viene battezzato Lisa, in onore alla figlia che lui e la sua ex fidanzata Chris-Ann Brennan hanno avuto un anno prima e che lui non riconoscerà per diversi anni. A Dicembre dello stesso anno, viene data ad Apple la possibilità di visitare i laboratori della Xerox a Paolo Alto in virtù delle relazioni economiche tra le due compagnie. L’incontro segna un punto di svolta per il futuro di Jobs e della sua compagnia. Steve assieme a Bill Atkinson, Rich Page e John Couch (capo del progetto Lisa) hanno accesso al PARC (Palo Alto Research Center), considerato dagli addetti ai lavori quanto di meglio esista in fatto di ricerca e sviluppo nell’ambito dei computer.

I ricercatori del PARC avevano sviluppato un computer, ALTO, caratterizzato da due elementi chiave: un’interfaccia grafica e un dispositivo di puntamento. I dirigenti del PARC non credevano in questa direzione, rendendo oltretutto frustrante il lavoro dei ricercatori. Al contrario Jobs e compagni ne rimasero fortemente impressionati, a tal punto che per Apple quella sarebbe stata la strada da seguire d’ora in poi a partire dal progetto Lisa. Vennero assunti  un centinaio di ingegneri dedicati esclusivamente al progetto Lisa. Una serie di cause tra cui le tensioni in fabbrica tra le tre divisioni (Apple II, Apple III e Lisa), la dotazione software del Lisa che continuava a creascere e con essa il prezzo di vendita, paragonato ormai a quallo dell’Alto, 10.000 dollari, contribuirono a realizzare un flop.

Il computer ALTO

La sua GUI

Il Lisa

Segue una rapida riorganizzazione aziendale con a capo Markkula e Scott. Vengono previste tre divisioni:  divisione accessori, Professional Office System (POS), e personal computer. Steve ambisce al titolo di vicepresidente ricerca e sviluppo e capo del team Lisa, ma alla fine è John Couch a cui viene affidato questo compito. Jobs viene titolato chairman del consiglio di amministrazione per il suo incredibile carisma con i media e col pubblico.  Alla fine del 1980 Jobs è uno degli uomini ‘nati dal garage’ più ricchi d’America.

Il Macintosh


Nonostante il titolo di chairman, Jobs desidera essere coinvolto direttamente in qualche progetto cruciale per l’attività dell’azienda. Preoccupato per il futuro di Lisa che gli aspetti commerciali e burocratici ne stavano decretando l’estinzione e ancor più per il flop di Apple III, Jobs avvia il progetto Macintosh. Uno dei primi impiegati in Apple, Jeff Raskin, autore della manualistica dell’Apple II, pretendeva che il computer potesse essere facile da usare come un tostapane. Il nome Macintosh deriva dal nome della sua mela preferita, la McIntosh, e l’aggiunta della ‘a’ è motivata da questioni di copyright con l’omonima casa di apparecchiature audio. Raskin è convinto che il prodotto debba essere estremamente economico al contrario di Steve che lo vuole allineare al Lisa conservandone di questo le caratteristiche salienti come la GUI e disponendolo di un microprocessore di tutto rispetto, il Motorola 68000. Raskin si fa da parte e Jobs prende in mano il progetto estendendone subito il team di sviluppo: Burrel Smith alla progettazione HW e alla parte software Bud Tribble, Rod Holt, Randy Wiggington, Bill Atkinson e Andy Hertzfeld. Più tardi si aggiungono Steve Capps (SW), Mike Murray (marketing) e Susan Kare (disegnatrice).

Jeff Raskin

1983 - M.Murray, J.Hoffman, B.Smith, A.Hertzfeld, B.Atkinson, J.Mannock

US Festival, una sorta di Woodstock degli anni ’80, finanziandone in gran parte la realizzazione. In casa Apple, intanto, il nuovo gruppo (anticonformista) è motivato anche dall’idea di salvare l’azienda da una stagnazione che si stava creando. A dare ulteriore linfa al team è l’ingresso nell’estate del 1981 di IBM nel mercato dei personal computer. Ben presto il team Macintosh si isola dal resto del gruppo identificandosi con il termine “I Pirati” mentre il resto della compagnia viene identificata come “la Nave”. Jobs vuole ricreare la stessa atmosfera che si respirava nel garage da dove Apple è nata. Nel Gennaio 1983 viene presentato il Lisa e Jobs si trova in difficoltà in quanto la sua futura creatura, il Macintosh, avrà le stesse caratteristiche principali costando un quinto ($2000 contro i $10000 del Lisa) ma con la differenza che Lisa e Macintosh non saranno compatibili avendo due sistemi operativi diversi. Il futuro prodotto rappresenta dunque il giustiziere anticipato del Lisa e questo si tramuta in un duro colpo per tutta la compagnia. Durante la presentazione del Lisa, Steve Jobs fa la conoscenza di John Sculley, in quel momento CEO della Pepsy e lo convincerà ad unirsi ad Apple in qualità di presidente qualche mese più

tardi, sostituendo il dimissionario Mike Scott. Il team di sviluppo del Macintosh acquista sempre più importanza visti i flop di Apple III e Lisa. Il 24 Gennaio 1984 viene presentato al pubblico il nuovo prodotto e grazie allo stanziamento di $15.000 per la campagna pubblicitaria da parte di Sculley, viene realizzato uno spot televisivo (con la regia di Ridley Scott) che andrà in onda durante il superbowl e talmente ben fatto che ancora oggi è considerato uno dei migliori spot mai realizzato. Il Macintosh è un successo e diventa un oggetto di culto tra gli studenti. Nelle università, il rapporto Mac-IBM PC sale da 15:1 a 40:1. Jobs è su tutte le copertine dei principali magazine e il duo Jobs-Sculley diviene ben presto un modello da imitare per le aziende americane. Le vendite seguirono le aspettative: circa 70.000 unità nei primi 100 giorni. Sculley unifica in un’unica divisione, la divisione 32-bit, le aree di sviluppo Lisa e Macintosh e mette a capo Jobs. Non tutto va però per il verso giusto. I due team, sempre più antagosisti,

Steve Jobs e John Sculley

motivando il rifiuto con un mancato interesse al mondo dei PC. Nel frattempo Wozniak continua ad apportare miglioramenti all’Apple I, aggiungendo colori, grafica e suoni e usando sempre meno chip in ogni nuova versione.

Nel 1981 Wozniak organizza una gita fuori porta con la sua ragazza e un paio di amici. La gita prevede un volo col suo aereo personale, guidato da lui stesso, alla volta di San Diego. In fase di decollo, l’aereo vira troppo in fretta e dopo qualche secondo si schianta al suolo. Wozniak riporta temporanei danni cerebrali. Fino a cinque settimane dopo l’incidente, Steve non ricorda più niente. Impiega tre mesi per riprendersi dal trauma cranico e quando ritorna alla Apple viene reinserito come consulente scientifico e in un certo senso messo da parte. Non partecipava più attivamente alla progettazione, bensì una figura di riferimento, uno stimolo per i nuovi ingegneri che nel frattempo avevano avviato nuovi progetti. Decise quindi di prendersi una pausa e chiese un’aspettativa. Con un pacchetto azionario intorno ai cento milioni di dollari decide di riprendere gli studi all’università di Berkeley in California. Contemporaneamente prende parte all’organizzazione di due edizioni (1982 e 1983) dell’

creano un’atmosfera difficile, senza contare che il team responsabile dell’Apple II, prodotto ancora venduto, non è più degno della minima considerazione. Qualche mese dopo, le vendite dei Mac iniziano a diminuire e le 750.000 unità pronosticate cominciano ad essere un’utopia. Un’indagine svela che la dotazione hardware del Mac risulta insufficiente a soddisfare le richieste della GUI, e la dotazione di software disponibile è alquanto scarsa. Alla gente piace il Mac e la sua innovativa interfaccia grafica ma non sa cosa farne. Ma il motivo principale della stagnazione che si sta creando risiede nella comparsa del rivale PC-IBM. Non ultime le tensioni esistenti tra Steve e Woz. Wozniak, ottenuta la laurea a Berkeley, ritorna a lavorare in azienda, ma il clima non è più lo stesso. Molti dipendenti si rivolgevano a lui in quanto il loro lavoro non veniva apprezzato. Si ritrova al centro di scontri e polemiche e nel 1985, contrario alla modalità di gestione aziendale da parte del suo socio, rassegna le dimissioni e con lui successivamente altri dipendenti abbandonano la nave. Non corre più buon sangue nemmeno tra Sculley  e Jobs a tal punto che quest’ultimo fa di tutto per convincere il consiglio di amministrazione al fine di estromettere Sculley e prendere il suo posto. Il CDA voterà completamente a favore dell’ex CEO della Pepsi e all’età di 30 anni Steve si trova fuori dall’azienda da lui stesso creata (Sculley gli assegna un ufficio ‘fuffa’ lontano dai business principali, denominato ‘Siberia’).

La ‘NeXT’: nuova vita


Si prende un periodo di vacanza e ne approfitta per viaggiare. Un giorno, pranzando col Nobel Paul Berg, un biochimico della Stanford University, scambia quattro chiacchiere sull’uso del computer per effettuare ricerche sul DNA. Quella chiacchierata segna una nuova svolta nella vita di Steve, il quale si dedica immediatamente alla nuova attività: una società per la realizzazione di sistemi di calcolo espressamente orientati al mondo scientifico. Rassegna le dimissioni ad Apple e convince un gruppetto di persone a seguirlo: Bud Tribble (uno dei primi programmatori del Mac), Rich Page e George Crow (hardware), Dan’l Lewin (addetto vendite) e Susan Barnes (esperta di finanza). Il 1985 vede la nascita di NeXT Computer.

Da sinistra: Lewin, Page, Tribble, Jobs, Barnes e Crow

La nascita di NeXT avviene in un contesto differente da quello di Apple: non un garage, bensì la villa di Jobs. La sua fama e la sua disponibilità economica gli permettono di tirar su un’azienda in grande stile completamente da zero. Pochi mesi più tardi si trasferiranno in una delle zone più costose, lo Stanford University Industrial Park. Gli arredi della società sono estremamente lussuosi. Steve stanzia ben $100.000 per la creazione di un logo e incarica per questo il professor Paul Rand di Yale considerato uno dei massimi esponenti in fatto di design. L’azienda viene vista come una comunità con i suoi membri e non come una compagnia con i suoi impiegati. Impone un regime di segretezza tale che perfino i dipendenti ignorano quale sarà il risultato finale del proprio lavoro.

Pretendeva che ogni nuovo assunto fosse ben integrato col resto del gruppo chiedendo ad ognuno un parere in fase di assunzione. Aveva diffuso nel team un certo orgoglio per la realizzazione di una macchina preposta ad adempiere nobili compiti. Sempre alla ricerca di investitori, Jobs contatta prima Ross Perot e poi Pat Crecine amministratore della Carnegie Mellon University. Il CDA si allarga quindi a Jobs (63%), Perot e Crecine e improvvisamente NeXT viene valutata in $126 milioni contro i precedenti 30. I nuovi  personaggi, decisamente più anziani di Jobs, gli concedono carta bianca riponendo in lui piena fiducia. Jobs è essenzialmente un perfezionista, quindi desidera produrre un computer perfetto per mezzo di una ditta perfetta, ma questa perfezione la si paga in termini di tempo impiegato e quindi di ritardi. Il sistema operativo sviluppato si chiama NeXTSTEP e rappresenta una

NeXT: il logo

pietra miliare nella storia dell’informatica. Completamente basato sul linguaggio di programmazione ad oggetti, assorbe parecchie risorse per il suo sviluppo. Esteticamente, la macchina si presenta come un cubo perfetto di esattamente un piede di lato. Anche i materiali impiegati per la realizzazione sono estremamente raffinati, conferendo all’involucro della macchina forme e colori particolari. Anche l’adozione di un drive magneto-ottico e di altri dispositivi innovativi slittarono il debutto e lievitarono il prezzo. Dopo circa tre anni di sviluppo, NeXT non aveva ancora un prototipo da far vedere agli universitari, la maggior parte dei quali possiede già un Macintosh. Finalmente, il 12 Ottobre 1988 debutta la nuova piattaforma.

Nonostante la presentazione in pompa magna, il lancio di Cube è un disastro. Il sistema operativo avrebbe  richiesto ancora diversi mesi per essere messo a punto e il costo dell’intero sistema, dispositivo  magneto ottico e stampante laser compresi, avrebbe superato i $10.000, senza contare la scarsa disponibilità di software. La produzione passa da 10.000 unità/mese ad appena 400. Ulteriori tentativi di estendere il mercato falliscono miseramente e la produzione raggiunge la misera quantità di 100 unità/mese, cento volte meno della capacità degli stabilimenti. Nel settembre 1990 NeXT presenta una nuova versione, la NeXT station

NeXT Cube

NeXT Station

Bill Gates e la Microsoft

Steve Jobs circa un decennio indietro stringe una partnership con Gates per lo sviluppo da parte di Microsoft di software per l’Apple II e successivi. In occasione di un incontro tra le parti, Gates e i suoi hanno occasione di vedere, seppur per pochissimo tempo, un prototipo del futuro Macintosh, e nonostante stiano  fornendo alla concorrente IBM il loro sistema operativo DOS, segretamente si mettono al lavoro per creare qualcosa di simile a ciò che hanno appena visto. La svolta si ha quando, sempre in quel periodo, IBM concede alla concorrenza di competere sul mercato dell’hardware consentendo ad altri di produrre ‘cloni’ del suo PC. Immediatamente si affacciano sul mercato nuovi nomi del calibro di Compaq e Dell che nel giro di poco tempo conquistano importanti quote di mercato nel settore dei PC. Ma a trarne il maggior vantaggio è senza dubbio la Microsoft che vede nella ‘guerra dei cloni’ un’opportunità ghiotta per proporre il suo sistema operativo (DOS) consolidando uno standard nel neonato mondo dei PC. IBM vede la propria quota di mercato diminuire progressivamente, quindi inizia a lavorare su un proprio sistema operativo, OS/2, per contrastare il dominio di Microsoft. Quest’ultima intensifica gli sforzi per lanciare sul mercato il nuovo sistema operativo dotato di interfaccia grafica ispirandosi molto a quella del Macintosh. Apple ammonisce Microsoft portandola poi in tribunale, processo che vedrà vittoriosa quest’ultima visto che a sua volta Apple aveva un decennio prima ‘copiato’ o quanto meno si era fortemente ispirata alle tecnologie dello Xerox

PARC. Sebbene giri su un sistema arcaico quale il DOS, Windows 3.0 segna nel 1990 un traguardo importante per Bill Gates che vende oltre 30 milioni di copie solo il primo anno. Con le successive versioni 3.1 e 3.11 (for Workgroup), Windows aumenta ulteriormente la sua diffusione decretando la fine di OS/2 e restringendo il raggio d’azione a Macintosh. Ma è Windows 95, nel 1995, che vendendo oltre 120 milioni di copie in soli due anni, s’impone come standard nell’industria. Per Apple è il colpo di grazia. La sua quota di mercato scende al 4%. L’inizio della fine ? Nel 1993 John Sculley viene allontanato e il suo posto viene occupato da Michael Spindler prima e Gil Amelio poi, due personaggi che porteranno Apple sull’orlo del fallimento. Nel 1996 il CDA decide di acquisire NeXT Software e con lei riportare a casa Steve Jobs. Così infatti avviene.

Il ritorno a casa

L’integrazione ha inizio a dicembre del 1996. I risultati fiscali sono disastrosi e a Luglio dell’anno dopo Amelio rassegna le dimissioni. Jobs viene eletto CEO ad interim e fa piazza pulita degli ‘anziani del tempio’ del CDA tra i quali Mike Markkula. Steve porta una ventata di aria fresca, a tal punto da gelare la platea del MacWorld Expo di Boston nell’Agosto del 1997 quando comunica la nuova partnership con Microsoft. L’accordo prevede l’annullamento di tutti i contenziosi in atto tra le

due società in temini di brevetti, lo sviluppo per i successivi cinque anni del software MS-Office per piattaforma Mac e la garanzia da parte di Apple che Internet Explorer sia il browser predefinito sulle proprie macchine. Microsoft investe 150 milioni di dollari in azioni senza il diritto di parola. Nel giro di poco tempo il nuovo iCEO deve radiografare l’azienda da lui stesso creata vent’anni prima per individuare i punti deboli e pianificare una nuova strategia. Riduce drasticamente i progetti attivi nei laboratori di ricerca e sviluppo e si concentra solamente su quelli che ritiene personalmente vincenti. Modifica gran parte delle regole comportamentali in azienda, come ad esempio il divieto di fumare e di portare animali. Ma quella che più di tutte ha segnato i dipendenti è il regime di segretezza nello sviluppo dei prodotti.

Steve da vita ad una nuova campagna nota come Think different e l’utilizzo dei geni della storia all’interno delle pubblicità significava che l’innovativa, anticonformista Apple, era tornata. Al  MacWorld di gennaio 1998, Jobs annuncia che grazie ad una forte riduzione delle spese e al successo dei computer della serie G3, Apple aveva finalmente realizzato degli utili. Ma la svolta arriva grazie ad uno di quei progetti  tenuti in vita al suo ritorno. E’ grazie alla matita di Jonathan Ive, da li a poco promosso capo della divisione design di Apple, e a qualche modifica imposta da Jobs stesso, come l’assenza totale di ventole unitamente all’assenza di drive floppy e alla presenza della porta USB, che il vecchio concetto di Macintosh riprende forma: una nuova e più moderna concezione di computer all-in-one. Grazie alla sua estrema facilità nel connettersi ad internet, il nuovo nato viene battezzato iMac dove i sta appunto per internet. Viene ufficialmente presentato il 6 Maggio del 1998 e la schermata di avvio presenta la scritta “Hello, again”. Vengono venduti oltre 2 milioni di esemplari nei primi due anni: è un successo. Vengono proposte le versioni colorate dell’ iMac immortalandolo simbolo del design del ventesimo secolo.

Nel 1999 viene presentato iBook, stessa filosofia dell’iMac ma portatile: è un altro successo.

1998: l’iMac

1999: l’iMac portatile

Viene annunciata anche la nuova tecnologia AirPort che fa della casa della mela mordicchiata un pioniere nell’ambito delle tecnologie WI-FI. Il 2000 vede la luce un prodotto innovativo, un tower dalla forma di cubo di 8 pollici di lato con processore Motorola G4, che chi conosce i retroscena lo collega immediatamente al vecchio NeXT Cube. Purtroppo, il mercato non lo accoglie e ne decreta la fine dopo circa 12 mesi. Ma l’aspetto che segna indelebilmente il 2000 è la presentazione del nuovo sistema operativo Mac OS X, che incarnerà il futuro di Apple. Basato completamente sulla tecnologia ereditata da NeXT, di cui Avie Tevanian e Paul Serlet  furono i brillanti ingegneri del software dietro allo sviluppo di NeXTSTEP, presentava importanti caratteristiche proprie dell’ ambiente Unix essendone il suo kernel fortemente basato. Ma l’aspetto che balza agli occhi è la sua interfaccia grafica Aqua. La nuova visione di Steve Jobs vede i propri computer come nuclei accentratori della

NeXTSTEP

vita digitale di una persona e non più come strumenti di calcolo o mezzi per connettersi ad internet. Si rivolge a diverse software house per la creazione di programmi orientati in questo senso ricevendo risposte negative principalmente dovute alla quota di mercato troppo bassa. Apple se le realizza in casa e in brevissimo tempo vedono la luce le iApps: iMovie, per il montaggio video, iDVD per la sua masterizzazione in DVD, iPhoto per la gestione e condivisione delle fotografie digitali, e

iTunes per la gestione e condivisione dei brani musicali. Ma la rivoluzione sarebbe arrivata qualche tempo dopo. Quando a Cupertino si resero conto che il fulcro della rivoluzione digitale sarebbe stato l’audio e non il video (su cui avevano maggiormente puntato), corsero immediatamente ai ripari mettendo in cantiere un ambizioso progetto di lettore MP3. Un analisi di mercato mise infatti in evidenza che il segmento dei player portatili non era ancora ben definito e soprattutto privo di un prodotto leader. Apple assume un giovane ingegnere, Tony Fadell, che stava lavorando su un lettore portatile, un certo PortalPlayer, e grazie all’intervento artistico di Jonathan Ive, nell’ottobre 2001 viene presentato al mondo l’oggetto che rivoluzionerà il modo di concepire l’ascolto ‘portatile’: l’iPod.

L’iPod

Il  6 giugno 2005, sul palco del WWDC (Worldwide Developer Conference ) Steve Jobs fa un annuncio clamoroso: l’hardware Mac avrebbe sposato l’architettura Intel, abbandonando definitivamente la piattaforma G (G3 e G5 IBM e G4 Motorola). L’annuncio è epocale in quanto Intel rappresenta il “nemico” di sempre, l’hardware su cui gira Windows. E’ uno shock. Ma anche questa volta, la scelta si rivela vincente: un computer Macintosh sul quale può girare nativamente o in modalità virtualizzatà Windows. “A che pro ?” si chiedono i fedelissimi della mela. La risposta presto arriva, quando la quota di mercato dei computer Macintosh inizia a salire grazie anche ad una parte della clientela conquistata da un’estetica raffinata ed elegante sia dell’hardware che del sistema operativo, e ‘tranquillizzata’ dalla piena compatibilità con il sistema operativo Windows.

WindowsXP all’interno di Mac OS X

Apple ed Intel stringono una partnership senza precedenti che vede quest’ultima non solo come chip-maker ufficiale per i prodotti di

Cupertino ma ne fornisce delle versioni di punta in anteprima e in qualche occasione perfino personalizzata.

Steve Jobs e il CEO Intel Paul Otellini

Al Macworld di San Francisco Jobs presenta al pubblico iPhone, un concentrato di tecnologia che racchiude in un unico dispositivo, un telefono, un iPod e un palmare con schermo tattile. E’ proprio l’ampio schermo multitouch unitamente alla capacità di gestione dei movimenti delle dita (gesture) e la presenza di accelerometri che fanno del nuovo nato una

rivoluzione nel settore. Il concetto di smartphone viene stravolto. L’uso del pennino abbandonato e con esso l’innumerevole quantità di tasti presenti su apparecchi ‘simili’. E’ una vera rivoluzione. Il design del melafonino unitamente all’eleganza dell’interfaccia grafica lo rendono immediatamente un cult anche tra i non appassionati della mela.

Il 9 gennaio 2007 segna un altro momento cruciale nella storia di Apple.

iPhone apre una nuova strada al concetto di smartphone, costringendo la concorrenza a correre velocemente ai ripari, creando nel giro di un anno tutta una serie di telefonini assai simili a quello di Cupertino, a volte nel design estetico ma soprattutto scopiazzando le animazioni grafiche e l’interazione tramite lo schermo tattile. iPhone, iPod ( e tutte le evoluzioni fino alla versione Touch), e tutti i servizi offerti dal sito iTunes (distribuzione di musica in formato digitale, film, podcast, contenuti multimediali didattici, software e molto altro ancora) portano Apple a modificare il proprio nome da Apple Computer Inc. In Apple Inc.

Tanti dettagli, prodotti, notizie, personaggi, eventi, non sono stati trattati in questa occasione. Il presente articolo vuole essere un riassunto del fenomeno Apple. Si consiglia pertanto la visione del film ‘I Pirati di Silicon Valley’ e la lettura del libro ‘The Real Story of Apple Computer, Inc.’

Il 2008 segna un altro record: al Macworld Steve Jobs estrae da una busta postale il nuovo computer portatile più sottile e leggero del mondo, il Macbook Air.

L’iPhone

Il Macbook Air

Steve Jobs presenta il Macbook Air

Mac OS X

1997: il logo viene ridisegnato